mercoledì 23 marzo 2011

Il giorno dopo mi sono procurato una cartina sua e della sua città

Per ragioni a me sconosciute, ascoltando satellite of love mi viene in mente la prima volta che sono andato a trovarla nella sua città. Arrivai di notte. Ricordo lo smarrimento e l'esitazione ad ogni incrocio, e il senso d'esplorazione davanti alla segnaletica e davanti al suo mondo, complicato e pieno come lo volevo io.
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lunedì 14 marzo 2011

Il problema delle tacche

Stasera arriverò a casa con solo due tacche. Una la tossirò alla partenza. Un'altra prenderà come sempre la strada sua, che poi non arriverà mai da nessuna parte e rimarrà sotto qualche camion al confine tra le Marche e l'Umbria. E piove pure. Una se ne andrà in fumo fuori dal treno a metà percorso. Un'altra la canterò per la decima volta e non mi sono ancora stancato. A me le ultime due tacche servono solo per leggere una pagina almeno fino a metà e arrivare fresco al distributore domani mattina.
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giovedì 10 marzo 2011

Il pendolare che segue

"Mettere la freccia è un gesto troppo altruista per pretenderlo da tutti gli altri, ahimè!"
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mercoledì 29 dicembre 2010

Piove. Vado alla finestra perchè non capita mai che piova quando sono a casa.
E a casa mia la pioggia mi piace quanto le patate.

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Pochi minuti fa la pioggia è passata a neve. L'ho vista coi miei occhi. E' successo molto rapidamente, giusto il tempo di tirare una leva.

E il suono della città è passato da brontolìo ad ovazione.

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Nevica ormai da diciassette ore e mezza. E' un tempo veramente lungo per una nevicata.
Per strada ci sono tante macchine parcheggiate male, esageratamente abbandonate durante la prima tormenta. Ora sono tutte bianche anche le poche che passano. Vanno piano, nell'andatura e nel rumore sembrano delle carrozze a cavalli.

Prima sono uscito per un po' e ho visto che la gente non è contenta.
Ora mi sto asciugando alla finestra, proprio qui, accanto al termosifone.
Fuori sembra nevichi da sempre.


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Ieri la città si è addormentata che nevicava e stamane si è svegliata che nevicava.
E' tutto bianco, assoluto e cremoso.
Ora però la neve scende molto meno intensamente, ora i fiocchi si possono quasi contare.

Prima sono riuscito a seguire quel fiocco fino al suo atterraggio su un tetto.

Continua a rallentare.

Un fiocco.

Un fiocco.


Un fiocco.



Un fiocco.





L'ultimo.







Ora scendono le ciliegine.


A breve il cielo si aprirà.

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venerdì 10 dicembre 2010

A questo punto, in amore, penso siano due le cose da fare.
La prima è rassegnarmi all'idea di dover sbattere il muso più volte.
La seconda è sperare che lei abbia una predilezione per le persone con la faccia un po' schiacciata.
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martedì 30 novembre 2010

-Ciao Amico, come stai?
-Non troppo bene. Non so. E' da un po' di tempo che non so. Non ho idea. Neanche la benchè minima.
-Non ti preoccupare Amico. Ad un periodo di non idee segue sempre un the best of!
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mercoledì 8 settembre 2010

Che posso fare? Scrivermi da solo?

A Conrad hanno regalato un quaderno in carta di riso, un archivio vuoto, dei rullini da impressionare e una tela ancora trasparente. Evidentemente pensano che voglia dire qualcosa.
Invece Conrad rimane vago e zitto.
Da queste parti non passa più.
Non ha più le penne, non ha più le dita, nè tantomeno i colori.
Ed è convinto di poter salvare il mondo con un trattore a pedali alimentato a bolle.

Il blog

martedì 31 agosto 2010

Alla fonte

Per tutta l'estate ho imparato il galleggiamento e la respirazione
ma non ho ancora capito se a nuotare si suda.

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martedì 27 luglio 2010

La fabbrica senza cancello

Se vuoi entrare nella fabbrica dove lavoro non devi aspettare che ti aprano il cancello.
Ai cancelli della fabbrica dove lavoro non si organizzano picchetti.
La fabbrica dove lavoro il cancello non ce l'ha proprio.
E nemmeno l'asfalto tutto intorno allo stabile. Ci sono i sassi. Sopra ci sono sassi nuovi, recenti, ma sotto, sono sicuro, ci sono i sassi che il nonno fondatore toglieva con la scopa quando c'era vento. I sassi entravano dentro la fabbrica e continuavano a volare qua e là tra le macchine. Sì perchè non c'era il tetto.
A dir la verità il tetto non c'è nenche adesso.

Un giorno, c'era tanto sole ricordo, parlavo al telefono, seduto alla mia scrivania davanti al monitor e mi guardavo le scarpe impolverate. Ad un tratto lo sguardo mio cade su un dito. Sì, tra i sassi c'era proprio un dito. Un dito che indicava me che guardavo. Anzi, indicava verso il cielo. Sì perchè mi sono rivolto verso la direzione del dito e sono rimasto abbagliato dal sole, e anche da una nuvola che sembrava più luminosa ancora.

Ho scorto in questo dito un segnale.
Allora ho raccolto tutte le mie forze e mi sono messo a tirare, per cercare di dissotterrare tutto.
E invece sono caduto.
Perchè non era un dito.
Eh no, era un sasso!
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lunedì 28 giugno 2010

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Mi vestirò d'amianto
per stare insieme a te
per tutta la durata del mese.
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